Domenico Cimarosa
Cimarosa e la rivoluzione del 1799 Rossella Iovinella | Archiovio de il nuovo L’Eco di Aversa

Sabato 20 novembre si è svolto ad Aversa, presso il Palazzo della Curia Diocesana, un convegno sul tema “Domenico Cimarosa Aversano e Repubblicano nel 1799 a Napoli”, che ha puntato i riflettori sulla natura “semplice e schietta, mite ed affettuosa” di questo grande artista. Si è potuto appurare come più che un “repubblicano” e un “aversano”, Cimarosa sia stato, come definito dalla musicologa e critico musicale Paola De Simone, “un compositore di grande genio”.

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Le analisi dei relatori hanno delineato una precisa parabola della vita del maestro, senza tralasciare gli intrecci con la situazione economica e artistica, il tutto tenendo in conto lo sviluppo urbanistico aversano dell’epoca. Il professor Giuseppe Schiavone ha spiegato come il compositore si sia trovato coinvolto nella rivoluzione napoletana del 1799. Non è mancata una vena critica che ha salvaguardato fino alla fine l’effettiva attenzione dei presenti: in questo senso è da intendersi l’intervento, nel corso del dibattito, del prof. De Micheli. Ci si poteva soffermare maggiormente sulla psicologia del compositore, sulle luci ed ombre dell’animo dell’illustre aversano (e farci largo nel genio creativo de Il matrimonio segreto), su cosa frullasse in quella testa dalle qualità sorprendenti, capace di incantare gli illuminati Caterina e Leopoldo II. Se, infine, e quanto vera fosse la tradizione che ce lo presenta quale genio capace di comporre nelle condizioni più inverosimili, dietro le quinte, nelle locande, in diligenza, all’ultimo minuto, come uno, cioè, cui non spiacesse affatto scrivere musica in mezzo al chiasso, al rumore delle voci e dei passi, al trambusto.